R135 [Sol. LXXIII - A17*]

   I' ò già mile penne e più stancate

scrivendo in rima e in parlar soluto

l'angoscioso dolor ch'ò sostenuto

lunga stagione aspetando pitate,


   es'io non èroasai men quantitate

quitare il mar da' venti combattuto

o qualunch'alto monte avrien douto

muover de luogo suo men faticate,


   non che il cuor d'una dònail qual nïente

per lor di sua dureza s'è mutata,

ma stasi freda come giacio a l'ombra;


   ond'io mi strugo e dolorosamente

piango la mia fortuna disperata,

 'l cuor per tuto questo no mi sgombra.


Testimoni:
c (Ox6, f. 106r; R103, f. 44v: Soneto di mess(er) franciescho)

Bibliografia: Solerti, Disperse, pp. 159-160; Massèra, Rime, pp. CXXIX,200-1; Proto [Recens. Massèra], p. 113; Branca, Rime1, p. 352; Bianchi, Petrarca, pp. 61, 67-68; Chiamenti, Sonetto; Vecchi Galli, Postfazione, p. 381; Lanza, Rime, pp. 284-285; Leporatti, Sonetti attribuibili, pp. 211-213.

Schema metrico: Sonetto ABBA ABBA CDE CDE CDE

L’archetipo c, già individuato per le Rime del Boccaccio, è confermato da 7 altro in luogo di alto. Al v. 10 si registra la diffrazione, che potremmo definire asimmetrica, Ox6 proprio R103 parlar: prendendo per buona l’ottima congettura del Massèra, che vi ha visto all’origine per lor («il qual [cuor della donna] nïente | per lor [riferito a 1 penne: ‘nonostante i molti scritti’] di sua durezza s’è mutata»; il Solerti si era accontentato di seguire il codice canonicense), si può supporre che alla base vi fosse una scrizione compendiata sciolta in proprio da Ox6 o dalla sua fonte. Non accolgo invece gli interventi regolarizzanti dei precedenti editori ai vv. 9-11 «[…] | non che il cuor d’una dòna, il qual nïente | [per lor] di sua durezza s’è mutata, | ma stasi freda (R103 fredo)» ecc., e 13 disperata: il Solerti ha conservato le desinenze femminili correggendo il qual con la qual (e così anche Chiamenti, che erroneamente la ritiene lezione tràdita da Ox6); il Massèra, seguito da Branca, conserva il qual, ma adegua al maschile tutte le voci ad esso correlate, ossia 10 mutato, 11 freddo, l’unico attestato nel solo R103, dipendenti da il qual (cuor), e per la rima 13 disperato, così riferito non alla fortuna/ventura con significato neutro, da cui la necessità di precisare che è ‘disperata’ ossia ‘disperante, avversa’, bensì all’io: ‘piango disperato la mia fortuna/ventura’ ecc. Propongo di conservare la lezione dei codici: il pronome relativo maschile si riferisce a il cuor d’una donna e si può intrepretare come anacoluto (con slittamento dal termine specificato allo specificante, riferendo appunto a senso mutata e fredda alla donna) o forse meglio come accusativo alla greca (‘non mutata… il cuore’). Attribuire il triplice errore all’archetipo, sia pure qui altrimenti accertato, è ipotesi meno economica e sospetta di voler ‘migliorare’ il testo. Errori di Ox6 ai vv. 7 avrei domuto (avrie douto), 11 giago forse da ‘giaço’ con fonetica settentrionale (R103 giacio per ‘ghiaccio’), e di R103 9 e (che) (in questo codice sono invece varianti dialettali, cfr. Rohlfs, § 88, e pertanto conservate a testo, ai vv. 4 pitate per pietate e 6 quitare per chitare: cfr. TLIO s.v.). Lezioni adiafore di Ox6 ai vv. 3 chio ossia ch’i’ ò (cho R103) e 13 ventura (fortuna).
2 e] et Ox65 ~ parlar] parol R103
3 ch’ò] chio ho Ox6
4 aspetando] aspectendo Ox6
6 quitare] qui tare R103
7 qualunch’] qualonqua Ox6 ~ alto] altro c ~ avrien douto] aurei domuto Ox6
9 non] none R103 ~ nïente] eniente Ox6
10 per lor] propio Ox6, parlar R103
11 giacio] giago Ox6 ~ freda] fredo R103
13 fortuna] uentura Ox6