*06 [Federigo di Geri d'Arezzo]

   Se Silla in Roma sucitò rumore

e di sangue la  chorrente e molle,

e Mario in simil caso ancor fu folle

in tenerla in sospetto e in timore,


   e se Ceser ne fu chomandatore

e tutto n'ebbe ciò che e' ne volle,

ciaschun chorona triunfal recholle

e del mondo la fer donna e maggiore;


   e così Roma non fu sempre a reo,

 sempre vi fu guerra cittadina,

in gran tranquillo triunfò Pompeo,


   ma tu Firenze misera e mischina

per te non è ma' tempo giubileo,

con teco è sempre Curio e Catellina


   che spesso ti dispongono a ruina.


Testimoni:
C4a b, f. 390r (665r) e f. 524r (965r); LR2, f. 109v: Sonetto di Niccholò Soldanieri detto; Naz3, f. 164r; R88, f. 65v; R156, f. 43r; R1270, f. 4r; V3, f. 490r: Federico di Messer Geri di Arezzo. Di Fiorentini che gli pare sieno mala brigata

Bibliografia: Crescimbeni, Comentarj, pp. I, 164; Trucchi, Poesie italiane, pp. II, 253; Corsi, Rimatori, pp. 776-77.

Un solo testimone dà questo sonetto a Petrarca, per la precisione nella forma abbreviata Messer Francesco; si tratta del Riccardiano 1156, miscellanea quattrocentesca di versi e prose, che propone una raccolta poco organica di rime, un ventaglio di testi in prevalenza trecenteschi (ma con qualche puntata nel sec. XV), che fa aggio su Dante, al quale si riferiscono diversi testi improbabili, e su Petrarca, con trentasei poesie del Canzoniere ma chiamandolo in causa in due tenzoni altrimenti note tra le disperse, e in due componimenti di carattere politico, il nostro e quello dall’incipit La italica vita ormai ch’è brutta e lorda. La precarietà dell’attribuzionismo praticato dal manoscritto riccardiano è verificata in molti casi e per diversi autori, mentre sono relativamente pochi i sonetti che restano adespoti Questi elementi di criticità del dato esterno non trovano alcun correttivo testuale e non meritano neppure un’analisi in negativo, il contenzioso transita quindi ai due nomi alternativi suggeriti rispettivamente da LR2, Niccolò Soldanieri, e V3, di mano di Antonio Lelli (Frasso-Graffigna, Da Petrarca a Pasquino, p. 213) Federico di Geri. Anche per questi la dialettica non va oltre l’attendibilità della fonte e le giustificazioni contenutistiche: il Laurenziano è il testimone che raccoglie e organizza il numero maggiore delle rime del Soldanieri, siano canzoni o sonetti, e che ha il merito di «aver riprodotto tutto unito, e compiutamente, il canzoniere di quell’autore» Barbi (Studi sul canzoniere di Dante, p. 479), per cui si deve tenere in qualche conto l’inserzione del nostro sonetto all’interno di quella silloge; quanto al Vaticano l’esigua sezione dedicata a Federico, risponde all’impianto organizzativo del manoscritto secondo il quale si cerca di delineare i profili di rimatori anche al minimo della rappresentazione, come qui col dittico Se Silla in Roma e Gli antichi bei pensier, tramite il collante giustificativo delle didascalie personalizzate. Si attribuisce qui al poeta aretino una particolare idiosincrasia per la politica di Firenze che potrebbe trovare qualche giustificazione nella biografia del figlio di Geri, avendo lui vissuto insieme ai fratelli sulle barricate, come dalla pur scarsa documentazione, gli scontri tra le fazioni cittadine rispetto ai quali Firenze non era certo estranea. Il salto di tema e di conseguenza di stile rispetto al piccolo corpus delle rime di Federico qui presentato è deciso; nemmeno Niccolò d’altra parte risulta incline all’argomento politico anche se le sue radici fiorentine meglio lo contestualizzano, senza contare che la sua presenza in città tra il settimo e ottavo decennio del Trecento, quando la sconvolta temperie civile aveva sollecitato tutte le penne in attività, potrebbe giustificare un intervento, per quanto sporadico, del prolifico Soldanieri. A favore del quale è anche la struttura caudata del sonetto da lui praticata, non certo però quella trimembre e criptica (non sono riuscita a spiegare chondotta al ventotto di crocie, allusivo a un gioco?) di V3 che pare raffazzonata. Nessun elemento si presenta come risolutivo il che motiva la presenza del sonetto in questa edizione.
Non ci sono elementi per una discussione ecdotica. Adotto la forma del Ricc. 1088 che è il ms. più antico.
1 in Roma] il r. Naz3 ~ rumore] (i)l r. Naz3 V3
4 in tenerla] di t. V3 ~ in sospetto] nspetto R1270
5 e se] se R1270
6 e tutto] en tutto R1270 ~ che e’] che V3 ch’egli C4a b
8 donna e m.] donna m. C4b
9 e così…reo] e non istette senpre in stato reo V3 ~ e così] così (om. 2) C4b
11 in gran tranquillo] chen gran tronfo R1270
12 misera e m.] misera m. C4a b R1270
13 non è] non fu R156 ~ tempo giubileo] tempo o giubileo V3
14 con teco] ma techo V3 ~ è sempre] sempre R156 sempre è C4a b
15-17 che spesso se in ruina / In modo tale tan domata la bocie / chesse chondotta al ventotto di crocie V3