*09 [Antonio Pucci]

   Dehquanto è d'aver caro un buon compagno

masimamente quand'egli è perfetto,

usando insieme e dandosi diletto

facendo maserizia del guadagno!


   E sovenir l' l'altro come magno,

e iscusa· lo d'ogni suo difetto;

pognàm che di vertù e' fóse netto,

loda· lo più ch'uno sparvier grifagno.


   Ma e' si tiene ogi un altro stile:

ciascuno adastia quegli con cu' usa

facendo drieto a  tenerlo vile;


   e tostamente sua ignoranza acusa,

a infama· lo già non è umile,

se far potése sua mente confusa.

   E sempre ma[ïchiusa
tene la boca per vole· lo ofendere,

e se potese lo vorebbe vendere.


Testimoni:
R100 f. 93va; R103 f. 70v: Soneto dantonio puci

Bibliografia: Ferri, Pucci, p. 185.

Schema metrico: Sonetto caudato ABBA ABBA CDC DCD dEE

Ferri (F) non segnala la presenza del sonetto in R100, dove si trova adespoto. Errori di R100 che omette il v. 14 se far potése sua mente confusa, seguito da una coda parzialmente diversa («e·ssenpre tiene stretta e chiusa / la boccha a parlar per luj difendere, / e sse potesse lo uorrebbe uendere», al posto di R103 «sempre ma[i] chiusa / tène la bocca per vole·lo ofendere», ossia ‘e tiene sempre la bocca chiusa per volerlo offendere’, ‘si astiene sempre da offenderlo’. Quest’ultima lezione può sorprendere, perché ci si aspetterebbe, come accade nell’altro testimone, un’affermazione contraria nel ritratto negativo dell’uomo attuale sviluppato nelle terzine e nella coda in contrapposizione a quello ideale delle quartine. Si potrebbero tuttavia interpretare i vv. 15-17 nella lezione di R103 come ‘non lo offende mai apertamente, ma non appena può non esiterebbe a diffamarlo (d’altra parte anche nei versi precedenti si sottolinea il comportamento subdolo del malvagio ritratto: «facendo drieto a sé tenerlo vile», «a infama· lo [ossia calunniarlo] già non è umile»), sottigliezza che spiegherebbe com’è nata la lezione interpretativa del testimone concorrente. Il settenario di raccordo della lezione di R103, che può essere ottenuto recuperando la sillaba mancante nella forma con elisione ma’ (machiusa) da leggere con dieresi maï, si oppone all’inaccettabile novenario di R100 (essenpre tiene stretta echiusa). Per la sua completezza e maggiore affidabilità di sostanza seguo R103 nelle lezioni indifferenti (nonostante la patina settentrionale contro il fiorentino R1100). Interveniamo solo al v. 16 dove mi sembra opportuno accogliere la lezione con tempo finito del testimone alternativo contro il tener di R103. Non paiono necessari gli interventi di F ai vv. 8 «Lodato più ch’uno sparvier grifagno» (R100 lodar luj, R103 lodalo, da intendere loda· lo, con infinito coordinato alla serie 5 sovenir e 6 iscusa· lo) e 6 iscusarlo R1100, ischusalo per ischusa· lo R103); 9 Mad e’ si tien (R100 R103 Ma e si tien); 13 Ad infamarlo (edinfamarlo R100, ainfama· lo R103). L’editore ha inoltre frainteso al v. 15 machiusa in m’accusa, ripetizione della parola già in rima al v. 12.
6 e ischusa·lo] escusarlo R1100
7 pognàm] sauegna R1100 ~ virtù] uero R1100
8 Loda·lo piu ch’uno sparvier] lodar luj piu chesparuier R1100
9 tiene ogi] tien benoggi R1100
10 quegli con cu’ usa] que concuj elusa R1100
11 fal di dreto asse tenere auile R1100
12 tostamente sua ignoranza] sue ignoranze disubito R1100
13 a infama·lo] edinfamarlo R1100
14-16 essenpre tiene stretta echiusa / laboccha a parlar p(er)luj difendere (om. v. 14) R1100 16 tène] tener R1103