ES39

   Quando la santa sveglia dell'aurora,

cantandorinnamora

l'altre spose d'Iddio col suo tintinno

ben par che dica  Su sueco l'ora,

non fate più dimora,

venitemonachettia cantar l'inno,


   che 'l tempo mal dormito non ristora

chi dormeanzi chi ora,

e '  cheper non mai tornarsen ginno.

Su suchese già fossetardi fora,

però che 'l [...] sapora

l'anima e 'l cibo che 'n ciel si condinno


   Allora di valer tutto m'apiglio,

e senza alcun consiglio

del lisinghevol sonno mi dilibro,

e vo dinanzi al libro

chiamando Cristo in voce e in bisbiglio,

e qui cotanto di dolcezza piglio

che tutto scuoto e vibro

gli altri pensiere quel mi lascio libro.


Testimoni:
As2, f. 26v: Risposta.

Bibliografia: Debenedetti, Per le disperse, pp. 100-01.

Schema metrico: sonetto rinterzato per le rime con la proposta AaBAaB AaBAaB CcDdCCdD.

È l’unico dei quattro testi della breve serie a essere edito da Debenedetti, che tuttavia riproduce la lezione tradita anche laddove risulta difficoltosa. Ai vv. 11-12, infatti, il ms. reca pero chel sapora | lanime elcibo che(n)cil sicho(n)din(n)o. Il v. 11 manca di una sillaba, e il periodo ha un doppio problema di accordo: l’anime plur. che dev’essere sogg. di sapora sing.; il cibo sing. che è sogg., tramite il che relativo, di condinno plur. (il secondo dei due casi chiaramente inaccettabile, il primo, in quanto soggetto postverbale, comunque «eccezionale» con verbi non inaccusativi, vd. GIA p. 557). Un emendamento invasivo che scambi l’anima sing. e i cibi plur. sarebbe gratuita forzatura mirata a far tornare i conti, né d’altronde risolverebbe il v. 11 con il suo chel sospeso. La soluzione più plausibile, ritoccato l’anime in l’anima, pare dover essere che questo che ’l reggesse un altro soggetto, monosillabico, coordinato con e ’l cibo del verso successivo per epifrasi, per es. però che ’l [pan] sapora | l’anima e ’l cibo che ’n ciel si condinno, “l’anima assapora il pane e il cibo che si prepararono in cielo”.
Si ripristina dunque anche una vocale a ci[e]l, senza escludere che la forma cil risulti da una variante settentrionale (è attestato zil) in diasistema con scrivente toscano. Con soluzione altrettanto ovvia si ortopedizza tanto > [co]tanto di v. 18 altrimenti ipometro.
Per la forma metrica si veda quanto detto al testo precedente, cui il presente risponde per le rime: sonetto rinterzato ‘degenerato’, con fronte in quartine regolari e sirma indivisibile di cinque endecasillabi.
12 l’anima] lanime ~ ciel] cil
18 cotanto] tanto